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La nuova campagna
"Vicky, storie dell’altro mondo. In questo mondo"
Il
titolo trae spunto da una lettera pubblicata sul giornale Tracce
della stessa Vicky, madre sieropositiva di tre figli che oggi vive a
Kampala, in Uganda, grazie all’accoglienza del Meeting Point
International, ong locale partner di AVSI.
Con poche, semplici parole Vicky è stata in grado di testimoniare il
cambiamento avvertito grazie alla vicinanza di persone che l’hanno
amata quando ne aveva più bisogno, che l’hanno osservata senza
pregiudizi, che l’hanno spinta a trovare nuovi stimoli per
affrontare le difficoltà nonostante la malattia. Lo sguardo che si è
posato su di lei “aveva in sé i raggi della speranza”, scrive Vicky.
E questo sguardo è stata la scintilla che le ha permesso di avere
nuovamente fiducia in se stessa e negli altri. E ricominciare
davvero.
Stessa fiducia e stesse testimonianze di cambiamento germogliate negli animi delle persone accolte, curate o protette dalle opere che quest’anno la Campagna delle Tende ha scelto di sostenere in Uganda, Costa d’Avorio, Russia, Brasile.
Insieme a te, vogliamo sostenere:
- in UGANDA, il Meeting Point International
che si prende cura di donne e orfani a Kampala
- in COSTA D’AVORIO, l’Ospedale St. Camille
che protegge mamme e bambini a Bouaké
- in RUSSIA, la Casa Golubka
che ospita ragazze madri a Novosibirsk
- in BRASILE, l’Asilo Gilmara Iris
che accoglie 120 bambini a Belo Horizonte
Mi chiamo Vicky, ho 42 anni e vengo dalla regione orientale
dell’Uganda. Voglio ringraziare voi e Dio per la vita preziosa che
mi ha dato. Nel 1992, quando rimasi incinta del mio ultimo figlio,
Brian, mio marito mi pose davanti alla scelta se rimanere sua
moglie, rinunciando alla gravidanza,o separarmi da lui se volevo
tenere il bambino. A quell’epoca avevo solo due figli,e decisi di
portare avanti la gravidanza, cosa che segnò la fine della mia
relazione con lui. Davvero non capivo perché lui fosse così crudele
e intransigente. Poi nel 1997 persi il lavoro a causa della malattia,
e nello stesso tempo il mio bambino, Brian, manifestò sintomi di
tubercolosi, ed ebbi i primi sospetti. L’anno seguente mi aggravai e
nell’ospedale di Nsambiya fui visitata e sottoposta al test Hiv, che
risultò positivo. Fu allora che ricordai e capii perché mio marito
non aveva voluto la gravidanza di Brian: perché all’epoca anche lui
era sieropositivo.
La vita in casa con i miei tre bambini si fece difficile. I due
ragazzi erano sani, ma non avevamo i soldi per la scuola; non
avevamo da mangiare, né soldi per le medicine,e peggio di tutto non
avevamo amore da nessuna parte del mondo. Non sapevo più se Dio
esisteva davvero. Nel 2001, qualcuno mi ha indirizzato al
MeetingPoint International, dove ho incontrato donne che facevo
fatica a credere potessero vivere in quel modo pur essendo malate
anche loro di Aids, tale era la gioiache portavano sul viso;
ballavano ed erano liete, e io mi chiedevo come uno che aveva questa
malattia potesse cantare e ballare. Al Meeting Point vi accolgono
con musiche e canzoni di popoli differenti, africani, europei,
indiani, ho persino trovato qualcuno della mia stessa tribù. Dopo
lungo tempo ho cominciato a vedere una luce far capolino nel mio
essere a pezzi, così ho preso a stare con loro.
Una cosa importante, che non ho mai dimenticato, è il giorno in cui
qualcuno mi ha guardato con uno sguardo che aveva in sé i raggi
della speranza e dell’amore. In tutto questo tempo io ero costretta
a letto, e tutti i miei amici, i parenti, persino i vicini
guardavano con rifiuto e disprezzo me e i miei bambini. Con questo
sguardo di amore e speranza che qualcuno mi ha rivolto, mi ha
mostrato qualcosa che ha portato la vita nel mio spirito e nel mio
corpo a pezzi. Mi ha detto: «Vicky! Tu hai un valore, e il tuo
valore è più grande del peso della tua malattia e della morte».
Nel 2002 iniziai a comprare farmaci per il mio bambino che stava per
morire, dopo averlo tolto dalla scuola per il marchio di
discriminazione con cui era bollato: lo avevano soprannominato
“scheletro”. Nel 2003 cominciai a comprare farmaci anche per me.
Allora pesavo 45 chili, oggi ne peso 75. Brian adesso è davvero sano
e ha ripreso la scuola secondaria. Il mio ragazzo più grande è
all’università, il secondo fa la quarta superiore. Dov’è il potere
della morte? È nella perdita della speranza e nella mancanza
d’amore.
Ora sono volontaria al Meeting Point, e ogni volta che ricevo delle
persone dico loro che il valore della vita è più grande di quello
del virus che portano dentro di sé. Questa affermazione nutre la
speranza di una persona che soffre e sta per morire, e la riporta
alla vita. Tutti i miei risultati sono stati possibili perché mi
sono rivestita di qualcosa oltre la morte, e in particolare d’amore.
Grazie a tutte le persone che ci hanno educato anche se non li
abbiamo visti in faccia; ma oggi nel nome di Giussani, Carrón è
venuto fra noi che eravamo poveri e dimenticati: chi è più ricco di
noi adesso? Siamo i più ricchi del mondo, perché qualcuno ha recato
un sorriso almeno sul volto di una persona.